Agevolazioni fiscali

Per il recupero del patrimonio edilizio, è previsto un bonus fiscale del 50% sulle spese sostenute fino al 31 dicembre 2017 su un ammontare complessivo massimo di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare e sue pertinenze.

Per le spese sostenute a partire dall’anno 2018, la detrazione scenderà al 36% fino ad un ammontare massimo di spesa di 48.000 euro per unità immobiliare e sue pertinenze.

Il bonus opera sotto forma di detrazione dall’Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche) delle spese sostenute per interventi di ristrutturazione su singole unità abitative e su parti comuni degli edifici residenziali e compete a tutti i soggetti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, gli immobili oggetto degli interventi e che ne sostengono le relative spese.

L’agevolazione può essere richiesta per le spese sostenute nell’anno, secondo il criterio di cassa, e viene ripartita in dieci quote annuali di pari importo.

Se gli interventi di ristrutturazione sono realizzati su immobili residenziali adibiti promiscuamente all’esercizio di un’attività commerciale, dell’arte o della professione, la detrazione spetta nella misura ridotta del 50%.

Tra gli interventi agevolabili dalla legge, vi rientrano tutte quelle misure realizzate su immobili residenziali e finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi (per esempio, furto, aggressione, sequestro di persona e ogni altro reato la cui realizzazione comporti la lesione di diritti giuridicamente protetti). In questa casistica possono rientrare molte tipologie di intervento, quali ad esempio:

  • rafforzamento, sostituzione o installazione di cancellate o recinzioni murarie degli edifici (vi rientra anche l’installazione dell’automazione al cancello preesistente)
  • apposizione di grate sulle finestre o loro sostituzione
  • porte blindate o rinforzate
  • apposizione o sostituzione di serrature, lucchetti, catenacci, spioncini
  • installazione di rilevatori di apertura e di effrazione sui serramenti
  • apposizione di saracinesche
  • tapparelle metalliche con bloccaggi
  • vetri antisfondamento
  • casseforti a muro
  • fotocamere o cineprese collegate con centri di vigilanza privati
  • apparecchi rilevatori di prevenzione antifurto e relative centraline

Novità

Credito d’imposta per allarmi e videosorveglianza: dal 2016 è riconosciuto un credito d’imposta per le spese sostenute nell’anno per l’installazione di sistemi di videosorveglianza digitale o allarme nonché per le spese connesse a contratti stipulati con istituti di vigilanza, il tutto diretto alla prevenzione di attività criminali.

Il credito d’imposta è determinato applicando la percentuale resa nota tramite provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, da emanarsi entro il 31 marzo 2017, all’importo delle spese indicate nell’istanza presentata all’Agenzia delle Entrate (modalità e termini di presentazione dell’istanza saranno definiti dalla medesima Agenzia).

Il credito d’imposta spetta a condizione che le spese per videosorveglianza siano state sostenute in relazione a immobili non utilizzati nell’esercizio dell’attività d’impresa o di lavoro autonomo. Per l’utilizzo promiscuo (privato-impresa) il credito d’imposta è ridotto del 50 per cento.

Il credito d’imposta è utilizzabile mediante F24 che deve essere presentato esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. In alternativa il credito d’imposta può essere utilizzato in diminuzione delle imposte sui redditi nella dichiarazione dei redditi.

L’eventuale ammontare del credito d’imposta non utilizzato potrà essere fruito nei periodi d’imposta successivi senza alcun limite temporale.

 

 

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